Quando sogno …

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Quando sogno, sogno le tue mani.

Le tue mani chissà quante cose avranno imparato, dure e forti, dal palmo grande e morbido.

Perfette e sapienti, le tue mani si muovono nel mondo e sul mio corpo dandone nuova forma, sempre diversa.

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Tradita da chi mi ha amato e protetto,

costretta in questa crisalide senza possibilità d’uscita.

Aumenta il mio bozzolo,

ogni giorno di più,

le mie ossa e le mie urla non si sentono in questo groviglio di fili.

Vorrei scappare, schiudermi, volare,

ma come posso con questo mio corpo così pesante?

Correre più veloce di loro, volare più in alto di queste pareti,

ignorare e non vedere tutte queste formiche.

Ma le sento sempre di più avvicinarsi per stringere i fili,

per soffocarmi in questo ammasso prezioso.

Im mio tenero corpo senza più forma, prenda di ogni pulsione non chiarita.

Il mio corpo da me stessa abusato ha perduto la sua istintualità.

Brama – gelosia d’amore.

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Mi tenevi incatenate le braccia, le gambe, il corpo

Ti illudevi di poter tenere incatenati anche i miei pensieri.

Premevi sul mio pube, volevi farti sentire nella pancia,

Ti illudevi ci fosse spazio per te.

Sentivo la presenza del tuo corpo in ogni spazio,

anche il più grande e luminoso diveniva caverna buia.

Ti sei illuso ed ancora non conosci il mio nome,

Sono creatura della Natura,

come ogni sua figlia, rinasco!

Il nulla ha sommerso il tutto!

=

Saranno stati i gabbiani, quella loro libertà che tanti poeti hanno cantato

sarà stata quella piccola sensazione di gioia, quasi impercettibile,

che ti hanno dato quell’incoscinte forza, quell’impavido coraggio.

Non so bene cosa sia successo ma i gabbiani hanno smesso di volare, i poeti di cantare,

la forza, il coraggio e la gioia hanno abbandonato il cuore di tutti gli uomini.

Il nulla ha sommerso il tutto!

In quel preciso momento, hai violato la vita ma tu mi dirai che prima di tutto è stata violata la tua.

Sarà stato tutto quel sole che interrompe la visione, quel mormorio di bocche felici, quella feticcia queite, a devastare il tuo dolore,

a farti vedere un mondo a cui non potevi credere,

a cui non potevi cedere.

E’ Tu, E’ Io

I**

Tu mi hai mostrato l’arte ma non mi hai mostrato la Vita.
Mi hai insegnato a camminare,
ad usare i miei occhi per la mia anima.
Tu che sei foglia, hai sempre temuto che il vento ti strappasse dal ramo.
Quando ti ho detto che sarei andata,
ti sei stretta più forte e non ti sei smossa.

E’ Io, E’ Tu

I*

Giustizia di pace

D’amore

Di guerra

Mi volevi solo come giustizia di pace e d’amore

Troppo pesante per te

Guardare in me

Questo paradosso che anche in te c’è.

La guerra l’ho repressa per amor tuo,

mentre tu hai continuato imperterrito la tua guerra per dare un senso alla tua giustizia

dimenticandone il fine, l’amore e la pace.  

Un giorno ricorderai il perché delle tue urla, il perché del tuo rompere e distruggere ogni cosa,

quel giorno sarà un dono pasquale.  

E’ Io!

I

Dono inaspettato

Gioia rotonda di luna piena

Chioma confusa

Un piccolo chicco di caffè sulla bocca

Occhi grandi, mani fra le mani

Labbra piccole, gambe forti

Mi vedo nei miei ricordi, in quelli di mia madre,

nei ricordi di mia sorella, e in quelli di mio padre

Mi sono conosciuta in un sogno di tempesta.

Mi sono trovata nei riccioli bruni,

arruffati, negli occhi sorridenti e nei miei grandi denti.

Vidi un piccolo seme giallo e lo mangiai.

Bevvi molta acqua per farlo crescere e ascoltai le loro parole per nutrirlo.

Giustizia di pace, d’amore e di guerra.

Una lettera per te

Ho bisogno di te, del tuo corpo nudo, della mia testa sul tuo petto.
Ho bisogno di te, dei tuoi baci sui miei capelli, dei nostri sorrisi e del tuo naso.


Ho bisogno di te, di raccontarti di ieri, di un mondo che ride indifferente alla morte, di un mondo inconsapevole, che ha dimenticato l’umanità o forse non l’hai mai conosciuta.
M.V, una ragazza che ha frequentato la mia classe al liceo, si è suicidata.
L’ho saputo ieri, me l’hanno detto durante una rimpatriata. Ridevano e mangiavano mentre raccontavano di come lei avesse problemi con il padre e dei loro problemi economici. Problemi che hanno portato al suidicio di entrambi; sì, anche il padre si è tolto la vita. Per non far cadere il cibo dalla loro grossa e piena bocca e per nascondere il loro riso, cercavano di corpirsela come per nascondere anche la loro deprecabilità e la loro responsabilità.


E’ difficile scriverlo, non guardarti negli occhi, non accarezzare la tua pelle, sento che non capiresti soltanto leggendo.


Nessuno sa perchè si arriva al suicidio, ciò che è certo è che nessuno lo fa perchè ha “dei problemi”. L’istinto di sopravvivenza ha la meglio su qualsiasi dolore. E’ l’umiliazione che il corpo e la mente subiscono che conduce alla volontà di morire.
Non voglio parlarti del suo suicidio. Vorrei parlare di M.V con chi l’ha conosciuta, con te voglio condividere il mio dolore per l’umanità persa.


Vorrei poter piangere tutte le mie lacrime sul tuo petto e vorrei poter sfogare tutta la mia rabbia sulle tue spalle, perchè le mie ormai sono incapaci, inutili.
I miei muscoli e i miei nervi hanno perso funzionalità. La mia mente è incapace di gestire il movimento, il mio corpo si limita a copiare i gesti altrui. Qualche volta si fa sentire il dolore alle cosce, la pesantezza alle braccia, il gonfiore al viso.

Un ricordo….

E’ il tramonto ed è silenzio intorno a me. Una pace mai conosciuta, di cui non avevo mai assaggiato i dolci frutti.

Il mare è calmo e due barche vanno verso l’ignoto, come il mio animo.

Vorrei rimanere qui per sempre, accucciarmi su questo scoglio e guardare l’orizzione per vedere se quando c’è burrasca la linea si sposta, come il limite del pensiero umano.

Il peso dei miei problemi, del mio lavoto, dinanzi a questa quiete sembra sparire e mi sento leggera e vorrei volare come un gabbiano. Vorrei tuffarmi in questo mare e sapere che nessuno mi seguirà, neanche la mia ombra. Mi alzerei, aprirei le braccia e mi tufferei…. Ma ho paura della morte, ho paura che lì sotto potrei trovare cose peggiori delle guerre che insidiano il mio animo.

…e tu cosa vedi?

Una donna guarda dei ragazzi ridere,
l’innocente adolescenza che l’è stata rubata
Un uomo sorride,
dimentica i problemi,
alla vista di feste popolari


Io e te
Che non siamo più noi
Che fingiamo d’esser guariti
Che vogliamo incastrarci in ogni corpo per trovarne un altro che ci completi ma che non ci imprigioni