Il materiale

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Corre su pattini argentati o su due ruote

Conosce il dolore, lo cerca per poterlo accettare in tutte le sue forme.

Si schianta sotto un prato, non alza lo sguardo per vedere il sole ma per salutare luna e stelle.

Si arrampica su cancelli pieni di spine, non si punge perchè ha l’idea ancor prima di apprendere.

Ma poi si riscopre goffo, impacciato, mentre tutti sezionano il suo visibile.

Accecato dal sole, si perde nel tentativo di cucire gli strappi.

Questo è il dolore di cui non vede la forma.

La cura che non ho

La bambina che ero ogni notte mi guarda ai piedi del letto

pretende qualcosa che non posso darle.

Lei mi chiede come mai ho lasciato che il tempo passasse e che lei morisse.

Alla ragazzina che sono stata non importa nulla:

lei non sa nè com’è nata nè com’è morta.

Piccola bambina che ero, fa anche tu come questa ragazzina!

Non implorare una giustizia che non ti verrà data,

non guardare curiosa alle cose della vita.

Io non governo il tempo!

Se solo avessi imparato come non far morire una gemma, giuro,

ti avrei salvata!

Chiudi i tuoi grandi occhi così che anche i miei possano riposare,

arrendili alla delusione dell’essere soli.

Non cercarmi più !

Non so a chi chiederlo

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Il tuo corpo è grido sordo

la tua faccia, ira spaventata.

Mandi giù per la gola

piccole caramelle tutte colorate

per tenere strette strette nella pancia

le emozioni che vuoi congelate.

Ti sei arresa! Al confine ti hanno braccato

una decina d’uomini senza sorriso.

Ti è costata più energia far finta di lottare!

Da bambino ogni giorno è un nuovo gioco da inventare,

un nuovo ruolo da interpretare

Da adulti come si fa a decidere il gioco della vita,

il ruolo da mantenere?

Che vita è una vita che bisogna gestire, che non può essere agita?

Tocchi

E’ profondo e delizioso il modo in cui capisci le carezze di cui necessita la mia anima.

Mi tieni tra le braccia e mi parli con voce dolce, più dolce del miele.

E’ profondo e misterioso il modo in cui capisci il dolore delle mie ossa.

Mi tocchi senza lasciarmi andare nella mia disperazione.

Tramite te io posso sperimentare me stessa

senza paura, senza confusione,

posso capire dov’è quel confine tra l’Io e l’Altro.

Una poesia di Alda Merini

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Io sono una città nera.

Io sono una città nera
e una rondine notturna.
Qualche ragazzo mi sorride
e allora divento volpe canterina.
Un mare di pesci
mi nuota sempre intorno,
sono i falsi poeti
che vogliono toccare il genio
con la piuma contorta
di un’insana voracità
ma la curiosità è un grillo schiacciato
che fa finta di essere un’anima.

da “Il Re delle Vacanze” favole, poesie, aforismi.

Assunti di base

La rabbia ha parlato al mio corpo

con piccoli, intensi, formicolii

ha detto alle mie gambe di addormentarsi,

alle mie braccia di paralizzarsi.

Niente ha detto al mio cervello.

Mi sono ritrovata preda dell’intraducibile.

Su di te

Su di te che cammini il mondo portando il peso del tuo strumento

Quanta pena e quanto dolore

per un cuore che sente

ciò che non vuol sentire

che non s’arrende al battito incontrollato

che blocca il desiderio d’amore dalle mani.

Impavido fanciullo spettatore,

è tutto nel tuo sguardo

che vede ogni cosa grande e mitica

E’ lo sguardo di un adolescente

sospeso tra un sospiro

e una decisione da prendere.

Vorrei essere libera in te,

vorrei che tu scoprissi quella piccola parte di me che c’è in te

perchè io sono lì

ingabbiata tra lo stomaco e lo sterno

e tu sei in me libero

tra il cuore ed il cervello.

Quando sogno …

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Quando sogno, sogno le tue mani.

Le tue mani chissà quante cose avranno imparato, dure e forti, dal palmo grande e morbido.

Perfette e sapienti, le tue mani si muovono nel mondo e sul mio corpo dandone nuova forma, sempre diversa.

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Tradita da chi mi ha amato e protetto,

costretta in questa crisalide senza possibilità d’uscita.

Aumenta il mio bozzolo,

ogni giorno di più,

le mie ossa e le mie urla non si sentono in questo groviglio di fili.

Vorrei scappare, schiudermi, volare,

ma come posso con questo mio corpo così pesante?

Correre più veloce di loro, volare più in alto di queste pareti,

ignorare e non vedere tutte queste formiche.

Ma le sento sempre di più avvicinarsi per stringere i fili,

per soffocarmi in questo ammasso prezioso.

Im mio tenero corpo senza più forma, prenda di ogni pulsione non chiarita.

Il mio corpo da me stessa abusato ha perduto la sua istintualità.